L’industria della contraffazione: tendenze e sfide nel 2023 e oltre
La contraffazione nel 2023: come cambiano le strategie dei contraffattori, la prospettiva della Gen Z, TikTok e l’AI nelle mani dei falsari.

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Nel panorama tecnologico in rapidissima evoluzione degli anni 2020, l’incontro tra innovazioni all’avanguardia e strategie sofisticate ha prodotto una serie di tendenze significative che definiscono lo stato attuale dell’industria della contraffazione.
Questo articolo va dritto al punto: analizza queste tendenze, le loro implicazioni e il modo in cui si intrecciano con la battaglia in corso tra brand protection e contraffazione.
Abbiamo individuato quattro tendenze principali nel panorama attuale del settore beauty e cosmetico:
- L’evoluzione delle inserzioni contraffatte
- I social media come terreno fertile
- Il cambiamento della percezione dei falsi nella Gen Z
- L’arrivo dell’AI nella contraffazione
Tendenza 1: l’evoluzione delle inserzioni contraffatte
La brand protection non è un’iniziativa una tantum contro un avversario immobile. Man mano che brand e specialisti della proprietà intellettuale adottano strategie e strumenti più sofisticati, lo fanno anche i contraffattori. Sanno che il loro lavoro è illegale e affinano le proprie attività ogni anno.
In particolare, i contraffattori sono motivati a evitare rilevamento e tutela negli spazi online. Man mano che le tecnologie per trovare i falsi online migliorano, i contraffattori adattano le proprie azioni per rendere le inserzioni più difficili da trovare e da rimuovere tramite i normali canali di rimozione.
I nomi dei prodotti di marca, i marchi e le parole chiave vengono ora spesso omessi del tutto dalle inserzioni e-commerce. I contraffattori sanno che è il modo più semplice con cui i brand legittimi trovano i falsi online, quindi usano con cura titoli e descrizioni che evitano completamente queste parole.
Anche le immagini dei prodotti vengono ora scelte con attenzione dai contraffattori. Con il riconoscimento delle immagini sempre più diffuso, molti contraffattori evitano di usare nelle inserzioni le immagini ufficiali dei brand, che sono facilissime da trovare e da usare per dimostrare che il prodotto è falso.
Perfino i loghi dei brand possono essere rilevati con l’AI, il che limita ulteriormente le immagini a disposizione dei venditori più scaltri. Per contrastarlo, i contraffattori scattano spesso foto proprie dei prodotti in vendita, oscurando il logo per renderlo più difficile da trovare per l’AI.
Tendenza 2: i social media come terreno fertile
Con le strategie di omissione delle parole chiave e delle immagini dei prodotti, i contraffattori riescono a nascondere più facilmente i propri prodotti ed evitare che vengano rimossi dai marketplace online.

Ma questo crea loro un nuovo problema: promuovere i prodotti. Come può un contraffattore di prodotti beauty vendere la propria merce con questi vincoli? La soluzione che hanno trovato è affidarsi di più ai social media come canale promozionale, in particolare a TikTok.
La pubblicità di prodotti contraffatti su TikTok è esplosa grazie a RepTok, una vasta community di TikTok i cui video hanno totalizzato miliardi di visualizzazioni.
I TikToker creano video coinvolgenti per mostrare apertamente articoli contraffatti, chiamati «dupe» o «rep» sul canale. Questi video non nascondono affatto che gli articoli sono falsi illegali, e mostrano persone reali che ne vantano la qualità e il prezzo basso.
Lo scopo dei video è suscitare un enorme interesse, per poi indirizzare gli spettatori verso canali intermedi come fogli di calcolo pubblici e piattaforme di messaggistica privata come Discord, Snapchat e WhatsApp.
Questi intermediari guidano poi gli utenti verso le inserzioni sui marketplace online, come DHgate e Pandabuy, per l’acquisto, anche se le inserzioni sono molto più criptiche per evitare il rilevamento, come visto sopra.
Guarda: TikTok’s Reptok Reality Unmasking Counterfeit Advertising
Tendenza 3: il cambiamento della percezione dei falsi nella Gen Z
La Gen Z, cioè le persone nate tra il 1997 e il 2012, ha sviluppato una particolare accettazione dei prodotti contraffatti. Spesso chiamati «dupe» o «rep», i falsi sono oggetto di atteggiamenti nuovi che introducono un cambio di paradigma con cui brand e consumatori devono fare i conti nella ricerca di autenticità e valore del brand.
Questa affinità per falsi e pirateria è emblematica di un’etica generazionale che mette in discussione le norme consolidate, comprese le nozioni tradizionali di proprietà intellettuale. Uno studio di INTA, l’International Trademark Association, rivela che ben il 79% dei membri della Gen Z ha acquistato prodotti contraffatti nell’ultimo anno.
Le scelte di questa fascia demografica si orientano soprattutto verso abbigliamento, scarpe e accessori elettronici contraffatti, spinte in parte dalla percezione che queste opzioni siano più accessibili economicamente e, allo stesso tempo, abbastanza simili al prodotto originale da ingannare i coetanei.
Allo stesso modo, uno studio dell’EUIPO, l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale, ha rilevato che fino al 50% della Gen Z ritiene accettabile acquistare prodotti contraffatti. Questi dati sottolineano l’allontanamento della Gen Z dallo status quo e delineano una nuova realtà in cui i falsi non sono solo una sfida di mercato, ma il riflesso di valori dei consumatori in evoluzione.
Per i brand che cercano di orientarsi in questo panorama in mutamento, capire il rapporto della Gen Z con i prodotti contraffatti diventa indispensabile per preservare l’integrità e la rilevanza del brand. L’adesione ai «dupe» riflette l’approccio unico di una generazione all’autenticità e ai consumi, e prepara il terreno a un’interazione dinamica tra brand, consumatori e tendenze di mercato in evoluzione.
Tendenza 4: l’arrivo dell’AI nella contraffazione
L’ultima grande tendenza dell’industria della contraffazione è l’adozione degli strumenti AI da parte dei contraffattori stessi. Con la diffusione di questi strumenti al grande pubblico, i contraffattori hanno trovato un grande vantaggio nella loro capacità di operare negli spazi digitali.
Le recensioni positive false sono ora estremamente facili da creare su vasta scala per chi vende prodotti falsi online. Con strumenti di scrittura AI gratuiti come Bard di Google e ChatGPT a disposizione del grande pubblico, è possibile creare migliaia di recensioni false in pochi minuti.
Poiché le recensioni dei clienti sono uno dei modi principali con cui i consumatori capiscono se un prodotto è originale o falso, questo intorbidirà parecchio le acque e renderà molto più difficile acquistare prodotti autentici.
Le immagini di prodotto generate dall’AI sono destinate a diventare una preoccupazione crescente per i brand. Grazie ai rapidi progressi della tecnologia AI, resi disponibili da prodotti come Midjourney e DALL-E, i contraffattori sono sul punto di scatenare un’ondata di immagini false e convincenti sulle piattaforme e-commerce.

Per ora la tecnologia non ha ancora raggiunto il livello di un’imitazione perfetta, almeno nelle versioni gratuite. Inoltre i generatori di immagini AI tendono a limitare l’accesso degli utenti al software, il che riduce la possibilità per i contraffattori di affidarsi a questa tecnologia per creare immagini fasulle.
Tuttavia, nel 2023 siamo alla vigilia di una vera diffusione di queste immagini generate e, data la velocità di sviluppo in questo campo, potrebbe non passare molto prima che i marketplace online vengano inondati di immagini di prodotto generate. Queste immagini false potrebbero eludere i software di riconoscimento di immagini e oggetti: chiare per un osservatore umano, ma incomprensibili per un’AI che cerca di interpretarle.
Gli influencer virtuali, uno dei prodotti più affascinanti dei progressi dell’AI, potrebbero stravolgere in modo significativo il panorama della contraffazione. Già una realtà con esempi noti come Lu do Magalu, queste figure costruite digitalmente esercitano una notevole influenza e vantano un ampio seguito sui social media.
Questa tendenza emergente sfrutterà queste personalità virtuali per ingannare i consumatori, una pratica che potrebbe avere conseguenze rilevanti, in particolare per la Gen Z. Man mano che queste entità virtuali guadagnano terreno, aumenta il rischio di endorsement ingannevoli, il che rende urgenti strategie di brand protection capaci di adattarsi, come l’educazione dei consumatori.
