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La brand protection come priorità di cybersecurity: perché i CISO si occupano dell’uso illecito del brand

La brand protection è un tema di cybersecurity: perché i CISO danno priorità a impersonificazione, phishing e frodi esterne, e come aiuta MarqVision.

Luke Davies4 min di lettura
In questa pagina6
  1. La convergenza tra brand e cybersecurity
  2. Perché l’uso illecito del brand è una seria minaccia informatica
  3. Come si presenta l’uso illecito del brand
  4. Esempi reali
  5. Il ruolo del CISO
  6. Conclusione

La brand protection, un tempo relegata ai reparti legale e marketing, è ora a pieno titolo nell’agenda della cybersecurity. I Chief Information Security Officer (CISO) di oggi riconoscono sempre più spesso che l’uso illecito del brand (l’impersonificazione del nome, del sito o dell’identità di un’azienda) non è solo una questione di marchi: è una seria minaccia alla sicurezza. Nel panorama attuale di truffe di phishing, schemi fraudolenti e impersonificazione digitale, proteggere il brand dell’azienda online è diventato una priorità di cybersecurity. Questo articolo spiega perché i CISO di tutto il mondo includono l’uso illecito del brand nella propria missione di sicurezza, con esempi e dati reali.

La convergenza tra brand e cybersecurity

Non molto tempo fa il rischio reputazionale era considerato fuori dal perimetro della sicurezza IT. Le cose stanno cambiando in fretta. All’RSA Conference 2025 uno dei temi più forti è stato che proteggere il brand e la reputazione dell’azienda è ormai una responsabilità della cybersecurity. Anche i keynote speaker esterni al settore hanno sottolineato che «proteggi il tuo brand» non è solo un consiglio di marketing, ma un messaggio che risuona nel contesto attuale delle minacce.

I CISO più esperti arrivano alla stessa conclusione: la difesa informatica non riguarda più solo firewall ed endpoint, ma la tutela di fiducia e identità. Gli attaccanti hanno esteso i loro obiettivi a quella che gli esperti chiamano la «superficie di attacco esterna»: domini, siti web, account social e identità dei dirigenti che si trovano fuori dal controllo diretto dell’IT.

Il settore della sicurezza riflette questa svolta. Nel 2024 Check Point ha acquisito CyberInt per ampliare le proprie capacità di intelligence sulle minacce ai brand. Anche Rapid7 ha esteso la propria offerta alla digital risk protection. Mosse come queste ribadiscono il messaggio: la brand protection non è più un settore di nicchia, ma un tassello fondamentale della sicurezza aziendale.

Perché l’uso illecito del brand è una seria minaccia informatica

L’impersonificazione del brand è diventata una delle tattiche più comuni negli attacchi informatici. Secondo il Browser Security Report 2025 di Menlo Security, quasi il 51% dei tentativi di phishing via browser sfrutta un brand, e gli attaccanti creano quasi 1 milione di nuovi siti di phishing ogni mese, con un aumento del 700% dal 2020.

I nomi più noti sono i bersagli principali. Check Point Research mostra che Microsoft, LinkedIn, Facebook e DHL sono tra i brand più impersonati al mondo. A un certo punto DHL era collegata al 22% dei tentativi di phishing a livello mondiale.

L’impatto economico è altrettanto serio. La Federal Trade Commission statunitense ha riferito che nel 2021 i consumatori hanno perso oltre 2,3 miliardi di dollari a causa delle truffe di impostori, quasi il doppio dell’anno precedente. Queste truffe erodono la fiducia nelle aziende legittime, anche quando le aziende stesse non hanno colpe.

Come si presenta l’uso illecito del brand

L’uso illecito del brand comprende un’ampia gamma di tattiche:

  • Siti ed email di phishing: false pagine di accesso ed email contraffatte che usano domini o loghi aziendali.

  • Domini di typosquatting: URL simili all’originale (per esempio yourc0mpany.com) che inducono gli utenti a crederli legittimi.

  • Impersonificazione sui social media: account falsi su LinkedIn, Facebook o Twitter che si spacciano per dirigenti o addetti all’assistenza dell’azienda, una tendenza documentata da ZeroFox Threat Intelligence.

  • App e annunci falsi: app contraffatte o annunci nelle ricerche che si fingono brand affidabili.

  • E-commerce contraffatto: siti illeciti che vendono imitazioni con il nome di un’azienda.

Ciascuno di questi vettori ha un impatto diretto sulla sicurezza. I clienti perdono denaro, le credenziali vengono rubate e la fiducia nel brand ne risente.

Esempi reali

  • Truffe sulle spedizioni: durante la pandemia sono esplosi i messaggi di phishing che imitavano DHL e FedEx. Notifiche false come «Il tuo pacco è in ritardo» portavano a moduli di pagamento fraudolenti, una tendenza descritta nel Brand Phishing Report di Check Point.

  • Deepfake dei dirigenti: secondo Cybersecurity Dive, il 40% delle organizzazioni ha dichiarato che nell’ultimo anno un attacco deepfake ha preso di mira uno dei suoi dirigenti.

  • Business Email Compromise: i report IC3 dell’FBI indicano costantemente il BEC come uno dei crimini informatici più costosi, spesso basato su email contraffatte dei dirigenti o su domini clone.

Questi esempi mostrano perché l’impersonificazione del brand è un rischio sia per la sicurezza sia per il business.

Il ruolo del CISO

I CISO più lungimiranti ora integrano la brand protection nella gestione del rischio digitale. Il blog di ZeroFox osserva che l’impersonificazione spesso inizia fuori dal firewall e prende di mira clienti o dipendenti.

Tra le misure adottate dai CISO:

  • Monitoraggio continuo di domini, piattaforme social e dark web.

  • Collaborazione tra team con i gruppi legale, marketing e antifrode.

  • Processi di rimozione rapida per siti di phishing e account falsi.

  • Programmi di formazione per aiutare dipendenti e clienti a riconoscere l’impersonificazione.

Come hanno avvertito i relatori dell’RSA, «il tuo brand è la tua superficie di attacco». I CISO devono difenderlo di conseguenza.

Conclusione

La crescita dell’uso illecito del brand rende chiara una cosa: la brand protection è una priorità di cybersecurity. Siti di phishing, dirigenti impersonati e account social falsi non sono più casi limite: sono al centro delle strategie di attacco moderne. Per i CISO, proteggere il brand significa proteggere l’azienda.

MarqVision aiuta a colmare questa lacuna rilevando domini falsi, impersonificazioni sui social media e inserzioni fraudolente, per poi rimuoverli rapidamente. Per i CISO di tutto il mondo, unire strumenti di questo tipo a una strategia proattiva è il modo migliore per proteggere sia i clienti sia il nome dell’azienda, in un’epoca in cui la fiducia è costantemente sotto attacco.

Scritto da

Luke Davies